Accordo sui Dazi
EU-USA

Implicazioni per il Business

Il Concordato

L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo che fissa al 15% i dazi sulle importazioni europee verso gli USA. Si tratta del livello più alto degli ultimi decenni, ma molto inferiore alle ipotesi iniziali che variavano tra il 20% e il 50%.

Alcuni settori strategici come: aerospazio, chimica selezionata, semiconduttori, prodotti agricoli e minerali critici, restano completamente esentati in entrambe le direzioni. Le esportazioni statunitensi verso l’UE non subiscono alcun aumento tariffario, mentre Bruxelles ha ritirato le minacce di ritorsione.

Il nuovo 15% si applica in particolare ad auto e componentistica, sostituendo l’attuale tariffa del 27,5% prevista dalla Section 232 statunitense per motivi di sicurezza nazionale. La situazione resta però paradossale: con queste condizioni, produttori europei e giapponesi potrebbero trovarsi a pagare tariffe inferiori rispetto alle stesse case automobilistiche di Detroit, che restano soggette a dazi più elevati su acciaio e componenti.

Resta fuori dal nuovo schema il capitolo acciaio e alluminio europei, ancora gravati da un’aliquota del 50% in attesa di un accordo basato su quote tariffarie.

Oltre alle tariffe, l’intesa segnala l’impegno di Bruxelles e Washington a “collaborare contro la sovraccapacità globale”, primo passo verso la formazione di un blocco commerciale con tariffe basse al proprio interno e dazi più alti verso i competitor esterni. Nessuna novità invece sul fronte delle regolamentazioni digitali europee e delle digital tax nazionali, che rimangono escluse dal perimetro dell’accordo.

Punti Irrisolti

La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che il 15% è un “tetto massimo” e che i dazi non si sommeranno ad altre aliquote. Tuttavia, non è del tutto chiaro se i nuovi dazi includano le tariffe MFN (most favored nation) o se si aggiungano ad esse, come accade in altri accordi reciproci siglati dagli Stati Uniti.

Inoltre, lo stesso termine “automotive” non è stato ancora definito in modo ufficiale, lasciando spazio a interpretazioni su quali codici doganali (HS codes) saranno inclusi.

Lo stesso vale per i prodotti farmaceutici, sia branded che generici: l’accordo non specifica le aliquote applicabili.

Un altro nodo è il sistema di quote per acciaio e alluminio, per ora soltanto annunciato. Mancano inoltre dettagli sui codici doganali per i settori dichiarati tariff-free (es. semiconduttori e aerospazio).

Implicazioni

Per le imprese la notizia positiva è che lo scenario peggiore di una vera guerra commerciale è stato evitato. Non ci saranno dazi al 20–50%, e la minaccia di ritorsioni europee è stata ritirata. Tuttavia, le tariffe al 15% rappresentano un livello significativamente più alto rispetto al dicembre 2024 e avranno impatti tangibili sui margini delle esportazioni europee verso gli USA.

Questo significa che le aziende devono:

      • Rivedere le strutture di costo e le strategie di pricing: per assorbire o trasferire l’impatto dei dazi.

      • Riconsiderare le catene di fornitura: la nuova tariffa potrebbe spostare la convenienza verso fornitori americani o extra-UE.

      • Effettuare analisi di impatto mirate a livello di prodotto: basate sui codici HS effettivamente coinvolti.

Il deal è complesso, molte parti sono ancora in negoziazione, e la durata dell’accordo stesso è incerta. Le imprese devono quindi monitorare costantemente l’evoluzione delle regole, fare pressione sui decisori politici e costruire scenari alternativi.

Le aziende più strutturate stanno già creando dei “tariff command centers”, team interni dedicati a gestire conformità doganale, supply chain, pricing e politiche di mitigazione. Per chi non lo ha ancora fatto, questo è il momento di attrezzarsi: la complessità regolatoria sarà la norma, non l’eccezione.

Anche chi non commercia direttamente tra UE e USA può risentire di effetti indiretti. Se i prodotti europei diventano meno competitivi sul mercato americano, altri fornitori globali potrebbero guadagnare quote di mercato, alterando equilibri settoriali e catene del valore.

Per ulteriori approfondimenti: Dazi USA: Strategie Commerciali 2025

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